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Il brand Gucci trascina Kering, Capri Holdings prosegue il restyling

Il colosso francese del lusso è reduce da un 2019 da record anche in borsa, mentre il gruppo quotato a New York procede in gran corsa l’integrazione dei marchi

Comparto del lusso sotto pressione per i timori legati al coronavirus partito dalla Cina. Il rischio di un freno al turismo nel primo scorcio di 2020, coincidente anche con i giorni del Capodanno cinese, ha influito di più su alcuni grandi marchi, come Lvmh e Kering a Parigi, Ferragamo a Milano e Capri Holding a New York. Elemento di incertezza che si somma a quello legato alle proteste che nel corso del 2019 si sono susseguite a Hong Hong e che comunque non hanno frenato la corsa record delle big del settore. Kering, colosso francese che capitalizza oltre 70 miliardi di euro, ha subito l’impatto del diffondersi del contagio del coronavirus che nel corso della seconda parte di gennaio è divenuto più allarmante facendo temere un’epidemia analoga a quella della Sars nel 2003. Il titolo Kering ha così ritracciato dal massimo storico a 610 euro. Un livello a cui si era spinto dopo un 2019 da incorniciare per la maison del lusso (+42%), sovraperformando tutti i principali indici mondiali. Anche la performance degli ultimi 12 mesi è positiva (+32%), mentre in questo inizio 2020 si registra un’inversione di segno (-5%).

Il marchio fiorentino traina la crescita di Kering.
Il presidente del gruppo Kering, François Henri Pinault, continua a sorridere soddisfatto dall’alto dei suoi galattici marchi, primo su tutti Gucci. Gli ultimi dati di bilancio disponibili, quelli del terzo trimestre 2019, sono infatti molto positivi grazie al contributo di tutte le aree di attività. Il fatturato di 3,88 miliardi nel terzo trimestre (+14,2% a/a) vede il contributo determinante di Gucci (2,37 mld, +13,3% a tassi correnti). Gli investimenti sono mirati, nonostante il contesto globale sempre più complesso. “Siamo fiduciosi nelle capacità del gruppo di raggiungere performance sostenibili nel tempo” ha assicurato Pinault. Anche gli analisti che seguono il titolo sono positivi. Secondo i dati raccolti da Bloomberg, 25 consigliano l’acquisto (giudizio Buy), 5 ne raccomanda il mantenimento in portafoglio (Hold) e 2 esperti suggeriscono di vendere (Sell). Il prezzo obiettivo medio è pari a 613 euro, che implica un rendimento potenziale dell’11% rispetto ai valori attuali di borsa.

Capri prosegue percorso di riposizionamento del marchio.
Non si può dire la stessa cosa di Capri Holdings, l’ex gruppo Michael Kors quotato a New York, che non ha brillato lo scorso anno con una performance sostanzialmente piatta (+0,5%). Il titolo ha sofferto molto anche in questo inizio 2020 (oltre il -12%), ampliando il rosso degli ultimi 12 mesi (-21%). Non hanno aiutato i risultati del terzo trimestre che hanno evidenziato ricavi in linea con le attese, ma marginalità in calo. Capri Holdings ha però rassicurato gli investitori confermando le previsioni per l’esercizio 2020: 5,8 miliardi di dollari di fatturato e 4,95 dollari per azione di utili rettificati. “L’integrazione di Versace procede senza intoppi e Jimmy Choo continua a portare avanti le sue iniziative strategiche. Inoltre, gli sforzi di riposizionamento del marchio Michael Kors hanno avuto risposte positive dai clienti” ha affermato John D. Idol, presidente e ceo di Capri Holdings, confermando l’obiettivo futuro di raggiungere gli 8 miliardi di fatturato annuo.
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