Una settimana fa lo yuan cinese è scivolato al suo livello più basso contro il dollaro e a seguito dell’inattesa nuova ondata di escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, molti investitori temono che Pechino, al fine di contrastare le provocazioni commerciali degli Stati Uniti o fare maggiori pressioni per giungere a un compromesso, possa decidere di svalutare la propria moneta. Gli ostacoli per una forte svalutazione dello yuan cinese restano elevati afferma Vasileios Gkionakis, PhD Global Head of FX Strategy e Homin Lee, Macro Strategist – Asia, ma è  difficile che possa concretizzarsi.

Cina svaluterà la sua moneta solo in extremis: i motivi

Secondo l’analista la svalutazione dello yuan cinese è solo “l’ultima spiaggia”. In effetti, è del tutto possibile (e, anzi, ancora più ragionevole) pensare che la Cina opti per la stabilità della valuta, anche se lo scenario più realistico è quello di un lungo e difficile negoziato bilaterale. Oltre agli alti costi per ridefinire un nuovo range per il paniere dello yuan, sottolinea l’esperto di Lombard Odier Group, la svalutazione della moneta non avrebbe senso né dal punto di vista tattico né da una strategico. Le ragioni sono molte: in primis sarebbe illogico per la Cina svalutare la propria moneta in un contesto di negoziati per giungere a un accordo sulla tariffe doganali e su altre questioni commerciali in vista del G20 di Osaka.

In secondo luogo, la svalutazione della valuta è uno strumento che interessa tutti i partner commerciali, non solo gli Stati Uniti. Una forte svalutazione dello yuan, dice l’analista, sarebbe quindi una provocazione lanciata contro tutti, soprattutto perché la Cina è già il principale partner commerciale di molte economie chiave. In terzo luogo, un’altra grande svalutazione dello yuan, dopo quella del del 2015, minerebbe in maniera severa l’importanza nascente dello yuan come moneta di riserva. Infine la  svalutazione della moneta cinese potrebbe minare la solidità finanziaria dell'iniziativa strategica cinese Belt and Road Initiative (BRI). “Se la Cina è seriamente interessata a modifiche economiche, continua l’esperto, “la linea d’azione giusta è accettare la graduale forza della moneta nel medio e lungo termine”.

L’ipotesi per cui la Cina decidendo di svalutare nuovamente la propria moneta, potrebbe optare per controlli di capitale estremi, ad avviso dell’analista non si verificherà a causa dell'impegno formale della Cina nei confronti dei criteri del paniere dei Diritti Speciali di Prelievo del FMI “liberamente utilizzabili” che comprendono anche lo yuan. A nostro avviso, conclude Gkionakis, un'importante svalutazione dello yuan sarebbe da considerarsi l’“ultima spiaggia”, da utilizzare solo in caso di completo fallimento dei negoziati con gli Stati Uniti, situazione che si trasformerebbe in una vera e propria guerra commerciale, senza esclusione di colpi.



Fonte: Finanza.com

ViadeoViadeoLinkedInLinkedIn