Anche Credem terrà gli occhi ben aperti nei prossimi mesi nel caso si presentassero interessanti opportunità di risiko bancario. Lo conferma Nazzareno Gregori, direttore generale di Credem, in un'intervista a Il Sole 24 Ore:  "Ci stiamo guardando attorno, anche se non c’è nulla di definito sul tavolo. Siamo disponibili a dialogare in una logica di consolidamento e il 2020, in questo senso, potrebbe essere l’anno giusto per vedere maturare qualcosa". Parole chiare da parte di una delle banche più efficienti in Europa con la vigilanza Bce che ha collocato l’istituto di Reggio Emilia tra i migliori in Europa con un buffer aggiuntivo dell’1% sui requisiti patrimoniali, il livello più basso tra tra le oltre 100 banche commerciali europee.

Il dg dell'istituto emiliano specifica che il focus è su banche minori che siano "in salute, che insistano in territori in cui siamo meno presenti e nello stesso tempo con maggiori possibilità di sviluppo. Penso alla Lombardia, al Piemonte, alla Romagna o al Veneto, ad esempio". Escluso invece ogni interesse verso banche in difficoltà quali Pop Bari. 

Tra le potenziali spose del Credem il quotidiano finanziario di Confindustria fa il nome di Banco Desio; una combinazione tra le due banche che avrebbe senso per gli assetti di governance, visto che entrambe sono quotate e di proprietà prevalentemente famigliare (i Maramotti per Credem, i Lado-Gavazzi per Desio). Sarebbero anche poche le sovrapposizioni a livello territoriale.

La posizione della banca su dividendi e buyback

Altro capitolo toccato dal dg del Credem è quello del miglioramento del dividendo, considerando che il payout 2019 del 36% risulta inferiore rispetto a valori tra il 50 e il 75% dei peers. «Il nostro compito è quello di generare valore - ha detto il dg del credem - mentre agli organi collegiali spetta decidere la quota da distribuire. Di certo, la scelta è coerente con il nostro profilo di ridotto di rischio del gruppo e di avere una dotazione patrimoniale solida, anche in una logica di crescita e di investimento". 

"La remunerazione degli azionisti allo stato attuale secondo noi resta subottimale specie in relazione alla solidità patrimoniale (CET1 13,5%) e reddituale (ROTE circa 9%): quest'ultima risulta in prospettiva penalizzata dalla ritenzione degli utili che riduce il rendimento marginale del capitale generato", commenta Equita SIM. Gregoni non esclude infine l'opzione buyback. In base ai calcoli di Equita, allineandosi alle best practice con un buyback sul 6% del capitale, Credem potrebbe aumentare del 2% il rendimento annuo (payout implicito del 50-60% ie dps 2020 da 23 a 33 cent) con un impatto di -66bps sul CET1.

 



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