Investire sui campioni dell’energia con premi fissi e barriere profonde

29/04/2022 · Tema di Investimento a cura di Websim - Intermonte

BNP Paribas ha lanciato una nuova emissione che paga dodici premi mensili fissi, poi condizionati e prevede barriere profonde. Tra questi, il certificato ISIN NLBNPIT1AIZ1 su Eni, Enel e Tenaris paga premi mensili dello 0,75% (9% annuo) e presenta una barriera al 60%.

Gli investitori stanno affrontando uno scenario veramente difficile e lo si capisce bene osservando gli indici azionari principali. Se guardiamo gli USA, l’S&P 500 e il Nasdaq 100 sono di fatto in un mercato laterale. Si è alzata la volatilità ma manca la direzionalità. Elemento che rende difficile fare scelte oculate di mercato. Più in difficoltà l’Europa dove il peso della guerra in Ucraina si è fatto sentire maggiormente.

Le attenzioni degli operatori di Borsa sono però focalizzate soprattutto sul rischio di recessione e sulle politiche restrittive delle Banche Centrali, a loro volta riflesso dell’andamento dell’iperinflazione in Occidente. I segnali che arrivano da diversi indicatori macro, infatti, sembrano dettare la direzione: forte rallentamento della crescita e rischio di recessione o addirittura stagflazione (quest’ultima soprattutto in Europa). Il dato del Pil USA conferma questa possibilità essendo stato in decrescita del 1,4% nel primo trimestre 2022, contro attese del +1,1%. Gli USA, dunque, rischiano la recessione tecnica. Il focus, nei prossimi giorni, sarà tutto incentrato sul meeting della Fed del 3 e 4 maggio. Il mercato si attende un incremento di 50 bp, ma alcuni membri della Fed, tra cui Bullard, spingono per 75 bp. La decisione finale sarà importante, anche perché gli indici americani sono nei pressi di supporti chiave e cattive notizie, non scontate dal mercato, potrebbero avviare un marcato ribasso, soprattutto sulla tecnologia USA.

A tal riguardo, forse un aspetto può sostenere nel medio termine il mercato tech USA. L’inflazione USA infatti comincia a dare qualche segnale di rallentamento nella sua componente core e questo è importante. Se dovesse iniziare un graduale allentamento della morsa del rialzo dei prezzi, accompagnato da difficoltà economiche più marcate per gli USA, la Fed probabilmente si vedrebbe costretta a cambiare atteggiamento e spostare il focus verso la tutela della crescita. Questo favorirebbe i tech USA molto sensibile ai tassi.

Diverso il discorso per l’Europa. Qui segnali di rallentamento dell’inflazione non se ne vedono. Inoltre, mentre in USA l’aumento dei prezzi è dettato dalla domanda, in Europa è legata ad uno shock dell’offerta (costo dell’energia) ed è dunque più difficile da affrontare dalla BCE. Un bel problema. In questo contesto conviene ancora privilegiare titoli che beneficiano dell’inflazione. Magari utilizzando dei certificati.

Premi fissi per dodici mesi e barriere profonde

A tal proposito è interessante l’ultima emissione di Memory Cash Collect di BNP Paribas che paga dodici premi fissi mensili, quindi non condizionati all’andamento dei sottostanti, e poi paga sempre premi mensili ma condizionati ad una barriera. La barriera, per questa emissione, è profonda al 60 o 50% dello strike, sia per i premi condizionati che a scadenza per la restituzione del capitale investito, dunque molto generosa.

Tra i diversi basket proposti in evidenza quello ISIN NLBNPIT1AIZ1 su basket worst of composto da Eni, Enel, Tenaris. Il certificato paga premi mensili dello 0,75% (9% annuo). I primi dodici premi, come abbiamo detto, sono incondizionati, mentre gli altri sono condizionati ad una barriera posta al 60% dello strike. La barriera è valida anche a scadenza per la restituzione del valore nominale del certificato (100 euro a certificato). Inoltre, dal dodicesimo mese, il certificato può scadere anticipatamente se tutti e tre i titoli si troveranno ad un valore uguale o maggiore della barriera.

Investire sui titoli energy ma con protezione

Visto il quadro generale in cui l’inflazione ci accompagnerà ancora per diverso tempo, il prezzo dell’energia rimarrà mediamente alta ancora per diverso tempo. Se guardiamo al petrolio, ad esempio, gli analisti si attendono il prezzo medio del Brent a 98 dollari nel 2022 e a 85 dollari nel 2023.

La combinazione tra certificati e titoli del settore energia sembra centrato. Investiamo su titoli i cui fondamentali rimarranno forti ma con uno strumento che ci permette di assorbire nel breve e medio periodo volatilità ancora probabile. I premi fissi nei primi dodici mesi, infatti, permettono di estrarre rendimento certo anche se il mercato azionario dovesse entrare in sofferenza nel breve e medio termine. Evenienza per nulla improbabile purtroppo.

Per quanto riguarda Eni e Tenaris, i conti pubblicati la scorsa settimana hanno confermato uno scenario favorevole per le due società del settore petrolifero. L’EBIT adjusted di Eni si è fissato a 5,2 mld: ha battuto le attese del 13% e i risultati dello scorso anno del 293%. La redditività è al 16%, vs circa il 13% del pari periodo 2021. L’utile nel quarter raggiunge i 3,27 mld, vs i 270 milioni del pari periodo e 2,4 mld attesi dal mercato. A spingere i conti, soprattutto la divisione E&P che ha più che triplicato l’EBIT e quella del Gas che è passata da 172 milioni a 1,1 mld. Anche la guidance per il 2022 è stata alzata: La produzione di idrocarburi confermata a 1,7 mboed; visto al rialzo l’EBIT adj della divisione gas da 0,9 a 1,2 mld; La raffinazione portata a positiva da negativa. È chiaro che il gigante del petrolio italiano sta vivendo un ottimo momento.

Tenaris viaggia a piene vele. Da leader indiscusso nel settore della produzione di tubi d’acciaio per le trivellazioni. Una leadership che si esprime nella capacità di girare sul cliente il rialzo dei prezzi salvaguardando la redditività. I risultati operativi sono pari a 484 mln, migliori del previsto, grazie a prezzi di vendita medi più elevati e a una forte performance industriale. L’utile si è attestato a 503 mln vs 425 mln attesi. Tenaris ha evidenziato un outlook molto forte, con un equilibrio tra domanda e offerta negli Stati Uniti, a sostegno delle aspettative di ulteriore crescita nel secondo semestre 2022 e nel 2023.

Enel non ha ancora presentato i risultati del primo trimestre, che saranno pubblicati il 4 maggio. Ma il titolo ormai dovrebbe aver scontato diversi elementi negativi quale il rialzo dei tassi e le prospettive per la società sono buone. La regolamentazione italiana protegge il settore delle utility dall'aumento dell'inflazione, poiché la remunerazione consentita è calcolata in termini reali e la tariffa RAB è aggiustata per l'inflazione. Questo si applica alle reti di trasmissione del gas e dell'elettricità. Ancora, il conflitto in Ucraina rafforza le intenzioni dell’Europa di investire sulle rinnovabili. L’Europa punta a raggiungere infatti l’indipendenza energetica con RePowerEU.

 

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