Investire sulle banche con barriera al 40% e premi mensili

22/03/2022 · Tema di Investimento a cura di Websim - Intermonte

BNP Paribas ha colto nel segno con il nuovo certificato dedicato alle banche italiane che copre l’investitore da forti fasi di volatilità. Parliamo del Memory Cash Collect ISIN NLBNPIT18VV7 su UniCredit e Intesa Sanpaolo. Il certificato presenta barriera premio e a scadenza al 40% dello strike e paga premi mensili dello 0,8% con memoria. Presente anche l’autocall.

Il comparto bancario italiano è stato sicuramente il più bersagliato dalle vendite nell’ultimo mese. Se prendiamo l’indice di riferimento, il FTSE Italia All Share Banks notiamo che il paniere ha toccato il massimo dal maggio del 2018 il 10 febbraio 2022, per poi avviare una brusca correzione con pesante sottoperfomance sul Ftse Mib. Per intenderci, dal 10 febbraio 2022 l’indice bancario ha perso circa il 28%, contro il -11% del MIB (nel grafico in bianco l’indice bancario italiano e in blu il FTSE Mib).

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È chiaro, dunque, che vedere banche come UniCredit o Intesa Sanpaolo a questi prezzi fa veramente molta gola. Contemporaneamente però la paura e la scottatura del forte drawdown spaventa molti investitori, poiché ancora fresca. Cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi e come possiamo investire sul comparto? Ne parliamo in questo approfondimento.

Banche italiane: politiche monetarie favorevoli, ma rischio stagflazione in agguato

Che le banche italiane siano state particolarmente penalizzate nell’ultimo mese lo abbiamo detto. È particolarmente utile però ragionare sulle cause di questa penalizzazione se vogliamo provare a ragionare su come potrebbe evolvere lo scenario. Che il crollo sia fortemente legato alla guerra tra Russia ed Ucraina è poco ma sicuro, ma in che modo? Per implicazioni dirette o indirette? Attenzione perché la risposta a questa domanda fa la differenza e ci permette di capire se ci troviamo di fronte ad una opportunità o meno. Cominciamo col dire che per implicazioni dirette delle nostre banche ci si riferisce al rischio company specific, ovvero all’esposizione diretta di queste alla Russia e all’Ucraina.

Recentemente Intesa Sanpaolo ha reso noto la sua esposizione in Russia e Ucraina al 15 marzo 2022. Il documento evidenzia una minore esposizione rispetto ai dati di fine 2021 (da 5,7 a 5,4 miliardi). La maggior esposizione attuale ovviamente è in Russia per 5,1 miliardi, il resto in Ucraina. In Russia l’esposizione diretta tramite la propria controllata russa (28 filiali e 980 dipendenti) è pari a 1,1 miliardi, di cui 0,7 mld di crediti alla clientela, per complessivi 1 mld di RWA (risk weighted asset). L’esposizione cross-border è invece pari a 4 mld. Il totale è dunque di 5,4 mld. Maggiore l’esposizione di UniCredit. In particolare, UniCredit Bank Russia è presente nel Paese dal 2005, con una esposizione creditoria autofinanziata di 7,8 miliardi di euro a fine 2021, RWA di 9,4 miliardi di euro e un patrimonio netto di 2,5 miliardi di euro. L'esposizione cross border nei confronti di clientela russa è attualmente pari a circa 4,5 miliardi di euro. Entrambe le banche però tramite stress test hanno confermato che anche nello scenario peggiore, ovvero nel caso in cui la totalità della massima esposizione non possa essere recuperata e venga azzerata, la solidità patrimoniale dei gruppi rimarrebbe salda e nei limiti dei piani industriali. Non è quindi tanto il rischio derivante dall’esposizione agli asset in Russia e Ucraina il vero problema per le banche italiane.

Probabilmente, pesa di più il rischio che la guerra di sanzioni tra blocco Occidentale e Russia possa velocizzare la stagflazione in Europa. Un nemico ben più temibile poiché le banche sono un business ciclico per eccellenza e in caso di stagnazione economica vedrebbero un calo del business e contemporaneamente un incremento dei crediti deteriorati. Non uno scenario certo quello della stagflazione ma possibile visto che anche alcuni esponenti della BCE come Mario Centeno, recentemente, hanno dichiarato apertamente di temerlo. Come evolverà la situazione è il punto chiave perché, se il rallentamento sarà tale da bloccare la crescita, allora le banche centrali (prima la Bce e poi probabilmente anche la Fed) saranno costrette a fermare le attuali politiche più hawkish per tornare ad essere più accomodanti. Questo implicherebbe un graduale ribasso dei rendimenti dei Titoli di Stato. E sappiamo bene che il graduale rialzo dei tassi attualmente avviato dalla Fed e in fase preparatoria anche in Europa faccia tutto sommato bene al comparto bancario poiché permette una maggiore redditività. Nel breve quindi i prezzi attuali potrebbero essere molto interessanti, ma nel medio e lungo termine bisognerà vedere come evolverà il quadro economico e di conseguenza anche i rendimenti del mercato obbligazionario.

Premi mensili dello 0,8% con barriera premio e scadenza al 40% dello strike

Ricapitolando, se la guerra dovesse risolversi in tempi brevi, l’inflazione rimanere alta ma senza ledere in maniera eccessiva l’economia, allora per le banche italiane c’è ampio spazio di recupero e i prezzi attuali rappresentano sicuramente un’opportunità. Il rischio è che la situazione deragli velocemente in uno scenario stagflattivo con intervento delle banche centrali e nuovi stimoli monetari. Come muoversi? È possibile investire sulle due principali banche italiane, Intesa Sanpaolo e UniCredit, senza preoccuparsi nel breve e medio termine di ulteriori ribassi anche marcati dell’equity story?

Sì, con il certificato Memory Cash Collect di BNP Paribas ISIN NLBNPIT18VV7 su basket worst of composto appunto da Intesa e UniCredit. L’abilità dell’emittente francese è stata quella di cogliere il momento di fortissima volatilità per strutturare un certificato a barriera premio e a scadenza bassissima, al 40% dello strike. Avete capito bene. Questo significa che i titoli potranno scendere del 60% senza toglierci il diritto ai premi mensili, che per questa emissione sono dello 0,8% (9,6% annuo). La barriera per UniCredit è dunque a 3,7392 euro, mentre per Intesa Sanpaolo a 0,7659 euro. Per Intesa significherebbe battere prezzi che il titolo non vede dal 1997, per UniCredit mai visti, poiché i minimi assoluti sono quelli compiuti durante il primo lock down 2020 a 6 euro. In ogni caso, i premi prevedono anche l’effetto memoria. Se mai si dovesse perdere un premio, perché uno dei due titoli si trova alla data di valutazione al di sotto della barriera, sarà possibile recuperare tale premio ad una successiva data di valutazione se il worst of sarà pari o al di sopra della barriera.

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Ricordiamo inoltre che, a partire dal sesto mese di vita, il certificato può scadere anticipatamente qualora nelle date di valutazione mensili tutte le azioni che compongono il paniere quotino a un valore pari o superiore al rispettivo valore iniziale. In questo caso l’investitore riceve, oltre al premio mensile, il valore nominale (100 euro a certificato) oltre gli eventuali premi non pagati precedentemente (grazie all’effetto memoria).

A scadenza (marzo 2024), se il certificato non è scaduto anticipatamente, sono due gli scenari possibili. Se la quotazione di tutte le azioni che compongono il paniere è pari o superiore al livello Barriera a Scadenza (40% dello strike), il prodotto rimborsa il valore nominale più il premio con effetto memoria. Se la quotazione di almeno una delle azioni che compongono il paniere è inferiore al livello barriera a scadenza, il certificato paga un importo commisurato alla performance della peggiore tra le azioni che compongono il paniere (con conseguente perdita, parziale o totale, del capitale investito).

Disclaimer

Il Certificate è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.

L’investitore è esposto anche al rischio default dell’emittente e alla perdita totale del capitale investito, in caso di azzeramento del valore di uno dei sottostanti.

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