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LA LUNGA MARATONA VERSO LE ELEZIONI PRESIDENZIALI

Il 3 febbraio iniziano ufficialmente le primarie in vista delle elezioni di novembre. Tutte le date chiave, i candidati forti, i loro programmi e cosa ne pensa Wall Street

La data del 3 novembre 2020 è sicuramente segnata con un grande circoletto rosso tra gli investitori. Il giorno delle 59esime elezioni presidenziali degli Stati Uniti è l’evento clou dell’anno e il suo percorso di avvicinamento non sarà privo di insidie, considerando la fitta corsa a tappe che porterà nei prossimi mesi alla scelta dei candidati che si sfideranno per conquistare la Casa Bianca. L’esito delle urne a stelle e strisce è certamente un elemento chiave per i mercati.
Nel 2016 la sorprendente vittoria di Donald Trump, da molti additato prima delle elezioni come una potenziale minaccia per i mercati, fu accolta da un rally di ben +21% per l’S&P 500 nei 12 mesi successivi; e il movimento rialzista è andato avanti anche negli anni successivi con Wall Street che veleggia sui massimi storici. Nel percorso di avvicinamento alle presidenziali del prossimo autunno, gli investitori di Wall Street guarderanno da vicino soprattutto l’evoluzione delle primarie democratiche, dalle quali uscirà a metà luglio 2020 il candidato dem a sfidare il presidente uscente. Le primarie partiranno come di consueto dai Caucus dell’Iowa (3 febbraio), ossia i comitati degli elettori che si riuniscono delle 99 contee dell’Iowa per designare chi sarà il candidato selezionato da quello Stato per la corsa a divenire il 46° presidente degli Stati Uniti. Si tratta solo del primo passo di un lungo percorso, ma spesso dal piccolo Stato del Midwest sono arrivate indicazioni importanti sul sentiment degli elettori statunitensi. Il consueto ‘Super martedì’ cadrà il 3 marzo con ben 16 stati coinvolti. Dalle primarie si arriverà poi alla Convention democratica di metà luglio da cui uscirà il candidato dem alla presidenza.

I contendenti democratici
La sfida tra i democratici si preannuncia più accesa che mai. I sondaggi non vedono al momento un netto favorito. L’ultimo dibattito televisivo prima dell’avvio delle primarie ha visto sfidarsi l’ex vicepresidente Joe Biden, il senatore del Vermont Bernie Sanders, la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, il sindaco di South Bend Pete Buttigieg, la senatrice del Minnesota Amy Klobuchar e il miliardario Tom Steyer. A tenere banco la questione Iran, ma anche le differenti posizioni sulla sanità, con i centristi (Biden, Buttigieg e la Klobuchar) che non hanno lesinato critiche a Sanders e alla Warren sul “Medicare for All” (che prevede una copertura sanitaria completa per tutti gli americani). La Warren propone per finanziare il sistema sanitario totalmente pubblico una tassa per i super ricchi. La senatrice del Massachusetts intende anche introdurre una tassa del 7% sui profitti che superano i 100 milioni di dollari.
L’economia è al centro dei programmi dei vari candidati. Bernie Sanders in particolare va a muso duro contro la misura bandiera introdotta in questi anni da Trump, proponendo di riportare l’aliquota fiscale sulle società al 35% (dal 21%), costringendo inoltre le società quotate a offrire più quote ai dipendenti e ‘democratizzare’ i consigli di amministrazione delle società. Nel dettaglio vorrebbe che quasi la metà dei board di qualsiasi grande azienda (sopra i 100 mln $ di entrate annue e tutte le società quotate in Borsa) sia eletto direttamente dai lavoratori dell’azienda.
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