Credit Linked Certificate per esporsi al merito creditizio del settore bancario italiano

16/02/2024 · Tema di Investimento a cura di FOL

La stagione delle trimestrali a Piazza Affari ha visto protagonista il comparto bancario. Un settore, tra i più importanti di Borsa Italiana, che ha confermato la solidità degli istituti di credito pronti a premiare gli azionisti con una nuova pioggia di dividendi e nuove operazioni di buyback dopo un 2023 di grandi profitti, sostenuti dall’effetto positivo prodotto sul settore bancario dai ripetuti rialzi dei tassi annunciati dalla Bce. Questo pone le banche italiane in una posizione migliore per affrontare un contesto probabilmente meno favorevole nel 2024, con la Bce che sta ragionando su quando cominciare ad abbassare i tassi di interesse, variabile importante per i bilanci degli istituti finanziari dell’area euro.

Certificate per puntare al mercato del credito

BNP Paribas per offrire agli investitori un’esposizione al merito creditizio del settore bancario italiano, che gode di buone prospettive anche in virtù degli attesi tagli delle banche centrali, ha messo a disposizione degli strumenti alternativi in un’ottica di diversificazione del portafoglio rispetto ad asset class più comuni. Si tratta della nuova gamma di Credit Linked Certificate (CLC), strumenti finanziari che offrono un’esposizione al merito creditizio dei principali istituti di credito italiani (le entità di riferimento). Questi prodotti prevedono il pagamento di potenziali premi periodici di importo fisso, con frequenza annuale, legati alla capacità delle entità di riferimento di adempiere alle proprie obbligazioni.

Tali importi sono corrisposti solo se durante la vita dei Certificate non si verifica nessun evento di credito che interessi l’entità di riferimento. L’evento di credito può essere, per esempio, il fallimento o il mancato pagamento di cedole oppure la ristrutturazione del debito di una o più società di riferimento del Certificate. In caso di evento di credito, inoltre, la protezione del capitale viene a mancare e a scadenza l’investitore percepirà solo una percentuale del prezzo di emissione del Certificate. I CLC, oltre ad esporre l’investitore al rischio di credito dell’entità di riferimento, sono soggetti anche al rischio emittente, nel caso specifico BNP Paribas (rating: S&P’s A+ / Moody’s Aa3 / Fitch AA-).

Quali sono i vantaggi?

Si tratta di una gamma che inevitabilmente avvicina il segmento dei certificati di investimento al mondo obbligazionario spostando il focus dal rischio azionario a quello di credito. I CLC rappresentano uno strumento indicato per gli investitori in cerca di un flusso di premi periodico con aspettative positive sulla tenuta debitoria dell’entità di riferimento.

I CLC presentano alcuni vantaggi:

  • permettono di investire nel mercato del credito e diversificare il proprio portafoglio rispetto alle asset class più comuni, come azioni e obbligazioni;
  • sono prodotti flessibili che consentono di acquisire esposizione su svariate combinazioni di entità di riferimento, scadenze e rendimenti;
  • consentono l’accesso a rendimenti potenziali più alti rispetto ad un investimento obbligazionario tradizionale, essendo vincolati all’assenza di eventi di credito sull’entità di riferimento;
  • offrono la possibilità di sfruttare l’efficienza fiscale dei Certificate perché i loro rendimenti, rientrando nella categoria dei “redditi diversi”, danno la possibilità di compensare le plusvalenze conseguite con minusvalenze pregresse;
  • possono essere acquistati e/o venduti in qualsiasi momento di mercato, grazie all‘ammissione alle negoziazioni su Borsa Italiana e alla presenza di BNP Paribas in qualità di market maker.

La nuova emissione di BNP Paribas

BNP Paribas si presenta quindi sul segmento dei CLC ampliando la propria gamma con un’emissione che conta un totale di sei nuove proposte, di cui tre su entità di riferimento finanziarie Senior e altrettante Subordinate. I sottostanti sono tre istituti finanziari italiani: UniCredit, Intesa Sanpaolo e Mediobanca, che rimangono pertanto gli stessi nella duplice veste di entità di riferimento Senior e Subordinate.

Per quanto riguarda i titoli Senior, il premio fisso annuo si attesta tra il 3,90% e il 4% dell’importo nozionale (20.000 euro per strumento) a condizione che non si verifichi un evento di credito sull’entità di riferimento. Spostandoci, invece, sulle entità subordinate il premio fisso annuo sale tra il 5% e il 5,12% dell’importo nozionale, seguendo lo stesso meccanismo.

Le 6 CLC presentate, si evidenziano per i due diversi gradi di seniority delle Entità di Riferimento: Senior e Subordinati. In caso si verifichi un evento di credito il debito Senior ha priorità di rimborso rispetto al debito Subordinato, ed è per questo motivo che i CLC su debito subordinato esprimono più rendimento potenziale rispetto a quelle su debito senior. Al tempo stesso, in caso di evento di credito, il tasso di recupero sarà maggiore per i creditori Senior e così anche l’importo nozionale rimborsato dalle CLC su Entità di Riferimento Senior.

Disponibili sul semento TLX (MTF) di Borsa Italiana (Euronext Milan), i certificati hanno una durata di 7 anni (con scadenza il 30 dicembre 2030). Tuttavia, grazie alla caratteristica della Callability, il 30 dicembre 2026 l ’emittente ha la facoltà di rimborsare anticipatamente i Certificate al 100% dell’importo nozionale.

Il Certificate su Intesa Sanpaolo Subordinato

Nella nuova gamma è risulta interessante il Credit Linked Callable Certificate su Intesa Sanpaolo Subordinato (ISIN XS2708002386). Per quanto riguarda il funzionamento, il prodotto paga un premio fisso annuale pari al 5,12% dell’importo nozionale (20.000 euro), fatto salvo il verificarsi di un evento di credito su Intesa Sanpaolo. Il 30 dicembre 2026 BNP Paribas può esercitare la Callability: in questo caso il Certificate scade anticipatamente e paga il 100% dell’importo nozionale. Viceversa, se l’emittente non esercita tale facoltà e in assenza di eventi di credito su Intesa Sanpaolo, il Certificate giunge a scadenza, e paga il premio annuale, oltre a liquidare il 100% dell’importo nozionale.

Abbiamo parlato di rischio di credito, che rappresenta il focus di questa tipologia di prodotto. Gli eventi di credito sono eventi avversi atti a compromettere la capacità di una determinata entità di riferimento (in questo caso Intesa Sanpaolo) di adempiere alle proprie obbligazioni di pagamento. Il verificarsi di un evento di credito durante la vita del Certificate ha come conseguenza la scadenza anticipata del prodotto. In tal caso, viene interrotto quindi il pagamento dei premi annuali e l’investitore riceve un rimborso pari all’importo nozionale moltiplicato proprio per il tasso di recupero stabilito dall’ISDA (International Swaps & Derivatives Association) con conseguente perdita parziale o totale del capitale investito.

Intesa Sanpaolo, balzo degli utili nel 2023

Una prima valutazione sullo stato di salute di un istituto finanziario riguarda i fondamentali. Nell’ultima tornata di trimestrali a Piazza Affari, Intesa Sanpaolo ha riportato un utile netto che balza del 76,4% a 7,7 miliardi di euro nel 2023, accompagnato da “un significativo ritorno cash per gli azionisti” con alcune novità in termini di dividendi e buyback. Il risultato corrente lordo ha invece evidenziato una crescita del 64,6% a 12 miliardi di euro e il risultato della gestione operativa è salito del 31,4% su base annua. Passando in rassegna i risultati finanziari, si arriva ai proventi operativi netti che hanno mostrato un rialzo del 17,2% rispetto al 2022, a fronte di un aumento dei costi operativi pari a +3,6% su base annua.

Sulla questione cedola, il board ha deliberato di proporre alla prossima assemblea ordinaria la distribuzione di 15,20 centesimi di euro per azione, al lordo delle ritenute di legge, come saldo dividendi (che si aggiunge a 14,40 centesimi di acconto pagato a novembre 2023). Novità anche per Intesa Sanpaolo sul tema buyback. La banca ha annunciato l’intenzione di lanciare un buyback pari a circa 55 centesimi di punto di Common Equity Tier 1 Ratio da avviare a giugno 2024, a condizione che la Bce e l’assemblea degli azionisti diano il loro consenso.

Nel capitolo “prospettive”, l’istituto Ca de Sass ha chiarito che “l’attuazione del Piano di Impresa 2022-2025 procede a pieno ritmo e le iniziative industriali chiave sono ben avviate, con una prospettiva di utile netto per il 2024 e per il 2025 superiore a 8 miliardi di euro” e prevede “una solida crescita dei ricavi, trainata da un ulteriore aumento dagli interessi netti e da un incremento delle commissioni nette e del risultato dell’attività assicurativa basato sulla leadership del Gruppo nell’attività di Wealth Management, Protection & Advisory”. Inoltre, sempre per l’anno in corso, il management si attende “una stabilità dei costi operativi, nonostante gli investimenti in tecnologia, soprattutto a seguito di minori spese per il personale; un basso costo del rischio, derivante dallo status di Banca a “zero NPL” e dall’elevata qualità del portafoglio crediti”.

L’andamento del Credit Default Swap

Una valida misura per monitorare il rischio di credito sono i Credit Default Swap (CDS), contratti derivati over-the-counter che offrono a una controparte protezione contro un evento creditizio, come l’insolvenza o il fallimento di un emittente, a fronte del pagamento di un premio periodico. Di fatto i CDS rappresentano il costo per l’assicurazione dal default dell’entità sottostante: più è basso il premio e meno rischiosa viene considerata l’entità sottostante.

Tornando al CLC su Intesa Sanpaolo Subordinato, abbiamo preso come riferimento il CDS Subordinated con scadenza 7 anni che scambiato a 204,8 punti base. È interessante notare la dinamica della curva (grafico qui sotto), in netto calo dai valori raggiunti a metà di ottobre dello scorso anno.

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