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Riunione Fed
Tassi fermi a inizio 2026, prevale la prudenza nel Fomc
Dopo tre riduzioni consecutive dei tassi nell’ultima frazione del 2025, la Federal Reserve si appresta a lasciare il costo del denaro invariato nel primo appuntamento del 2026. Stando alle ultime dichiarazioni, infatti, la maggior parte dei funzionari ritiene appropriato il livello attuale dei tassi. Gli ultimi dati macroeconomici sembrano avvalorare la tesi della maggioranza del board, suggerendo che la Fed possa permettersi una pausa. A dicembre l’inflazione di fondo, misurata dal Cpi core, si è attestata al 2,6%, sotto le attese, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4% dopo aver toccato il massimo quadriennale del 4,5% a novembre. Numeri che hanno contribuito da un lato a placare i ‘falchi’, preoccupati dalla crescita dei prezzi ancora oltre il target della Fed, e dall’altro a rassicurare le ‘colombe’, spaventate dal recente calo delle assunzioni.

Per i mercati prossimo taglio a luglio, scontro con Trump. Chi sarà il nuovo presidente?
Stando alle previsioni implicite nei contratti swap il primo taglio dei tassi è atteso solamente a luglio, con la possibilità di un’ulteriore riduzione verso la fine dell’anno, mentre gli analisti di JPMorgan hanno persino escluso nuovi interventi della Fed nel 2026. Uno scenario che non farebbe certamente piacere a Donald Trump, critico nei confronti della banca centrale rea, a suo dire, di non abbassare abbastanza rapidamente il costo del denaro. Intanto, proseguono i sondaggi per definire il successore di Powell alla guida dell’istituto. Accantonata la nomina di Kevin Hasset, confermato da Trump come consigliere della Casa Bianca, prende quota la candidatura di Rick Rieder. Resta da definire il destino di Powell, che potrebbe rimanere nel board dopo la scadenza del suo mandato, a maggio, per salvaguardare l’indipendenza dell’istituto dalle influenze governative.

La parola all’esperto - Stefano Serafini
«Mi sembra che il mercato si stia settando per vedere un Powell molto ‘colomba’: l’attesa è che annunci un nuovo ciclo di tagli dei tassi. Questa narrativa spiegherebbe i movimenti attuali: la salita delle utilities, la discesa dei bancari, la debolezza del dollaro e la forza dell’oro», afferma Serafini. «La mia preoccupazione principale in questo momento riguarda il dollaro, che sta scendendo a picco, nonostante Trump affermi che non sia un problema. Il debasement si basa proprio sulla perdita dello status del dollaro
come asset rifugio, ruolo in cui l’oro sta subentrando come unico vero contraltare». Sul metallo giallo «stiamo assistendo ad una volatilità record, riscontrata poche volte nella storia, forse solo durante il Covid. Siamo in una potenziale zona di top; non dico che debba necessariamente invertire al ribasso, ciò accadrebbe solo se la narrativa dei tagli venisse smentita. Se stasera Powell si dimostrasse un ‘falco’, l’oro potrebbe schiantarsi e i Treasury scenderebbero; se invece confermerà i tagli, vedremo un dollaro ancora debole». Sul tema della governance e della gestione futura della banca centrale, per Serafini l’eventuale permanenza di Powell nel board «potrebbe rappresentare una garanzia per la credibilità del sistema americano, evitando una politicizzazione della Fed».

Morning Trading Show
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