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Riunioni Fed e Bce
Rischi per l’inflazione dal Medio Oriente e possibili impatti sui tassi di interesse
Settimana importante per le banche centrali, con le riunioni di Fed e Bce concentrate in due giorni, rispettivamente stasera e domani. Non sono previste mosse sui tassi, ma sarà interessante valutare le posizioni dei due istituti rispetto al conflitto in Medio Oriente e al suo potenziale impatto. L’aumento dei prezzi di petrolio e gas, infatti, rischia di compromettere la stabilità dei prezzi e la crescita, soprattutto nell’area euro, importatrice di energia. Questo non solo esclude lo scenario di un’inflazione sotto il target del 2%, precedentemente ipotizzato, ma potrebbe persino indurre la Bce a considerare nuovi aumenti dei tassi (i mercati ne scontano almeno uno nel 2026). Va comunque detto
che siamo ancora lontani dai picchi energetici del 2022, grazie a un mix di approvvigionamenti più diversificato.

Fari puntati sulle dichiarazioni di Powell e Lagarde
Le prossime mosse delle banche centrali dipenderanno in gran parte dalla durata e dalle ripercussioni economiche delle ostilità in Medio Oriente. Tuttavia, è improbabile che le proiezioni su inflazione e crescita, basate sui dati pubblicati fino ad oggi, riflettano già gli effetti stimati della guerra. Quindi, il principale fattore da monitorare tra stasera e domani saranno le dichiarazioni di Powell e Lagarde per una valutazione preliminare sull’outlook. Difficilmente i presidenti si sbilanceranno in maniera significativa, ma se i loro toni dovessero risultare più restrittivi del previsto i mercati potrebbero orientarsi maggiormente verso due aumenti dei tassi da parte della Bce e nessun taglio lato Fed. Da monitorare i rendimenti dei titoli di Stato, che sono già saliti dall’inizio del conflitto per anticipare una svolta “hawkish”.

La parola all’esperto - Stefano Serafini
C’è un pattern abbastanza ricorrente: i mercati tendono a salire fino alla riunione, scommettendo su una banca centrale accomodante, e poi spesso correggono dopo le parole di Powell. Sarà decisivo capire come cambieranno le proiezioni: a dicembre la crescita era stata rivista al rialzo e l’inflazione al ribasso, ma nel frattempo il petrolio è risalito e questo può cambiare la narrativa. Se le stime non verranno modificate, significherà che la Fed continua a vedere un’economia resiliente. Ma se, come credo, verrà rivista al rialzo la core inflation, con un PCE sopra il 2,4%, allora la narrativa cambierà. A dicembre il dot plot mostrava grande dispersione sul 2026, ora mi aspetto una compressione verso l’alto: i membri più falchi potrebbero tornare a indicare tassi anche sopra il 4%. Il mercato nelle ultime ore sta prezzando una Fed colomba, pronta a considerare temporaneo lo shock inflattivo. Io penso invece che il board resterà molto prudente e ancora falco, perché il rischio di un’economia forte con nuova pressione inflattiva sull’energia è tutt’altro che rientrato. Se questo messaggio dovesse emergere, potremmo rivedere tassi in rialzo, pressione sui bond e uno scenario più vicino a quello del 2022.

Morning Trading Show
Morning Trading Show è il programma giornaliero di BNP Paribas realizzato in collaborazione con il campione del mondo di trading Stefano Serafini, pensato e dedicato ai trader e agli investitori italiani. In ogni puntata vengono affrontati i temi e le storie più calde che guidano i mercati finanziari. Il tutto con un taglio operativo e pratico grazie alle strategie giornaliere su indici e azioni. Non perderti il nuovo appuntamento, live tutte le mattine dalle 9:00 alle 9:30 sul canale YouTube Investimenti BNP Paribas.
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